Il Centro dei Padri Guanelliani ad Alberobello è una casa aperta dove ogni giorno si incontrano persone con disabilità, famiglie, educatori e volontari.
È una comunità che non si limita a “fare assistenza”, ma costruisce relazioni di vita: mani che si aiutano, sguardi che si comprendono, sorrisi che curano.
Qui ogni persona è preziosa, non per ciò che sa fare, ma per ciò che è. Le attività quotidiane, il lavoro, la preghiera e la gioia condivisa diventano strumenti di crescita e di libertà. Il Centro è anche un punto di riferimento per le famiglie, un luogo in cui non ci si sente soli, ma accompagnati nella fatica e nella speranza.
Come insegnava don Luigi Guanella, “la carità non si misura, si vive”: e in questa casa la carità ha il volto della dignità ritrovata e della gioia contagiosa.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 2, 1-12)
1Entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa 2e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
3Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. 4Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. 5Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: "Figlio, ti sono perdonati i peccati".
6Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: 7"Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?". 8E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate queste cose nel vostro cuore? 9Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Àlzati, prendi la tua barella e cammina"? 10Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, 11dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va' a casa tua". 12Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!".
dall'esortazione apostolica del Santo Padre LEONE XIV, Dilexi te, n. 9
La condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa. Sul volto ferito dei poveri troviamo impressa la sofferenza degli innocenti e, perciò, la stessa sofferenza del Cristo. Allo stesso tempo, dovremmo parlare forse più correttamente dei numerosi volti dei poveri e della povertà, poiché si tratta di un fenomeno variegato; infatti, esistono molte forme di povertà: quella di chi non ha mezzi di sostentamento materiale, la povertà di chi è emarginato socialmente e non ha strumenti per dare voce alla propria dignità e alle proprie capacità, la povertà morale e spirituale, la povertà culturale, quella di chi si trova in una condizione di debolezza o fragilità personale o sociale, la povertà di chi non ha diritti, non ha spazio, non ha libertà.
Il Vangelo racconta di un uomo portato a Gesù da quattro amici: la sua guarigione nasce dalla relazione. Gesù non vede solo la malattia, ma la fede, la solidarietà, la vita che scorre tra quelle mani che sostengono. Nel Centro dei Padri Guanelliani accade la stessa cosa: ogni persona trova sostegno nel legame con gli altri, nella fiducia reciproca, nella certezza che nessuno si salva da solo. La disabilità diventa allora luogo di incontro, dove la fragilità si trasforma in forza e la dipendenza in comunione.
Il paralitico non avrebbe potuto raggiungere Gesù da solo.
Chi nella tua vita ha bisogno che tu lo aiuti a “raggiungere Gesù”, anche solo con la tua presenza o la tua amicizia?
Prima di ogni visita o attività, è necessario contattare il Centro dei Padri Guanelliani di Alberobello per chiedere autorizzazione e disponibilità. L’incontro con le persone accolte deve sempre essere concordato con gli operatori, nel rispetto dei tempi, dei percorsi e delle sensibilità di ciascuno.
Dopo aver ricevuto il permesso, forma una piccola coppia o un gruppo. Sedetevi uno accanto all’altro, in silenzio.
Per un minuto, restate semplicemente mano nella mano, senza parlare.
Lasciate che il silenzio diventi ascolto, presenza, fiducia.
Poi, scambiatevi uno sguardo e dite, a voce bassa, una parola di incoraggiamento: una parola che apra, che sollevi, che dia forza.
La fragilità non divide, ma unisce: ogni passo si fa possibile solo se lo si compie insieme.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
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E' la prima Diocesi a investire nel progetto nato da Agesci Branca R/S e propone l'esperienza lanciandola durante la Giornata mondiale dei poveri del 16 novembre 2025.