Il Consultorio familiare diocesano di Alberobello è una casa dell’ascolto e della cura.
Da decenni, accoglie famiglie, coppie, genitori e figli, offrendo spazi di ascolto, prevenzione, sostegno e accompagnamento.
Qui la Chiesa si fa prossima nei momenti di crisi, ma anche in quelli di crescita: un aiuto concreto per ritrovare dialogo, fiducia, equilibrio, speranza.
Ogni incontro è un intreccio di storie: la madre che non sa come parlare al figlio adolescente, la coppia che fatica a comprendersi, il giovane che si sente solo, il padre che cerca parole per perdonare.
In ognuno di loro, il Consultorio vede non un problema da risolvere, ma una vita da accompagnare.
È un luogo dove la fragilità non spaventa, ma diventa punto di partenza per ricominciare.
Dove la relazione è la prima forma di cura, e l’amore – nelle sue fatiche e promesse – viene accolto come vocazione alla fedeltà e alla tenerezza.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2, 1-11)
1Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno vino". 4E Gesù le rispose: "Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora". 5Sua madre disse ai servitori: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela".
6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. 7E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le anfore"; e le riempirono fino all'orlo. 8Disse loro di nuovo: "Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto". Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l'acqua - chiamò lo sposo 10e gli disse: "Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora".
11Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
dall'esortazione apostolica del Santo Padre LEONE XIV, Dilexi te, n. 9
Guardare al futuro con speranza equivale anche ad avere una visione della vita carica di entusiasmo da trasmettere. Purtroppo, dobbiamo constatare con tristezza che in tante situazioni tale prospettiva viene a mancare. La prima conseguenza è la perdita del desiderio di trasmettere la vita. A causa dei ritmi di vita frenetici, dei timori riguardo al futuro, della mancanza di garanzie lavorative e tutele sociali adeguate, di modelli sociali in cui a dettare l’agenda è la ricerca del profitto anziché la cura delle relazioni, si assiste in vari Paesi a un preoccupante calo della natalità. Al contrario, in altri contesti, «incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi».
L’apertura alla vita con una maternità e paternità responsabile è il progetto che il Creatore ha inscritto nel cuore e nel corpo degli uomini e delle donne, una missione che il Signore affida agli sposi e al loro amore. È urgente che, oltre all’impegno legislativo degli Stati, non venga a mancare il sostegno convinto delle comunità credenti e dell’intera comunità civile in tutte le sue componenti, perché il desiderio dei giovani di generare nuovi figli e figlie, come frutto della fecondità del loro amore, dà futuro ad ogni società ed è questione di speranza: dipende dalla speranza e genera speranza.
A Cana, Gesù sceglie di iniziare la sua missione dentro una famiglia, in una festa che rischiava di spegnersi.
Trasforma l’acqua in vino, la stanchezza in gioia, la paura in fiducia: è l’immagine più bella della vita familiare quando si lascia rinnovare dall’amore.
Il Consultorio familiare vive ogni giorno questo miracolo silenzioso: aiutare le persone a ritrovare il “vino buono” delle relazioni, anche quando sembra finito.
Dove senti che “manca il vino” nelle tue relazioni — e cosa puoi fare perché l’amore torni ad avere il suo sapore migliore?
Non è possibile accedere agli spazi interni del Consultorio, luogo di riservatezza e accompagnamento personale. L’esperienza si vive all’esterno, in silenzio e rispetto.
Fermati un momento davanti al Consultorio. Osserva le persone che passano, le famiglie, i volti che si incrociano. Pensa a quante storie di fragilità, di fiducia ritrovata, di dialogo difficile vengono accolte qui ogni giorno.
Rimani in silenzio, con un pensiero grato per chi lavora nel prendersi cura degli altri, e per le relazioni che nella tua vita chiedono ascolto e pazienza.
Non serve scrivere nulla: basta scegliere di custodire nel cuore un volto o una relazione da trattare con più delicatezza.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
Durante il Giubileo della Speranza lancia una esperienza per tutti i giovani e le loro comunità di riferimento: Tracce di Speranza.
E' la prima Diocesi a investire nel progetto nato da Agesci Branca R/S e propone l'esperienza lanciandola durante la Giornata mondiale dei poveri del 16 novembre 2025.