L’Istituto Salesiano di Cisternino è da decenni un punto di riferimento per i giovani del territorio: un luogo dove la formazione e la vita si intrecciano, dove crescere significa scoprire che si è amati.
Nel cortile, tra lezioni e giochi, si respira lo stile di don Bosco: un’educazione che parla al cuore, prima che alla testa.
Qui la fede non è imposta, ma proposta con gioia; la disciplina non è paura, ma fiducia; l’impegno non è obbligo, ma cammino verso la libertà interiore.
Ogni ragazzo è guardato come “un seme di bene”, capace di fiorire se qualcuno crede in lui.
Ecco perché l’Istituto non è solo una scuola: è una casa che accoglie, una parrocchia che evangelizza, un cortile che educa, come voleva don Bosco.
Un luogo dove si impara a sognare in grande e a camminare con il cuore aperto alla speranza.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 41-52)
41I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. 43Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: "Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo". 49Ed egli rispose loro: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". 50Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
51Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. 52E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
dall'esortazione apostolica del Santo Padre LEONE XIV, Dilexi te, n. 12
Di segni di speranza hanno bisogno anche coloro che in sé stessi la rappresentano: i giovani. Essi, purtroppo, vedono spesso crollare i loro sogni. Non possiamo deluderli: sul loro entusiasmo si fonda l’avvenire. È bello vederli sprigionare energie, ad esempio quando si rimboccano le maniche e si impegnano volontariamente nelle situazioni di calamità e di disagio sociale. Ma è triste vedere giovani privi di speranza; d’altronde, quando il futuro è incerto e impermeabile ai sogni, quando lo studio non offre sbocchi e la mancanza di un lavoro o di un’occupazione sufficientemente stabile rischiano di azzerare i desideri, è inevitabile che il presente sia vissuto nella malinconia e nella noia. L’illusione delle droghe, il rischio della trasgressione e la ricerca dell’effimero creano in loro più che in altri confusione e nascondono la bellezza e il senso della vita, facendoli scivolare in baratri oscuri e spingendoli a compiere gesti autodistruttivi. Per questo il Giubileo sia nella Chiesa occasione di slancio nei loro confronti: con una rinnovata passione prendiamoci cura dei ragazzi, degli studenti, dei fidanzati, delle giovani generazioni! Vicinanza ai giovani, gioia e speranza della Chiesa e del mondo!
Come Gesù nel tempio, anche ogni giovane vive il tempo della ricerca: pone domande, si confronta, impara a crescere nella libertà e nella fede.
Nell’Istituto Salesiano di Cisternino, questa crescita è accompagnata da adulti che educano con il cuore, come don Bosco: attraverso la fiducia, la presenza, la gioia e il dialogo.
È il luogo dove si impara che educare non è trattenere, ma accompagnare, non riempire, ma accendere la luce interiore di ciascuno.
Chi ha creduto in te quando non ci riuscivi da solo? E oggi, in chi puoi tu accendere quella stessa fiducia?
Nel cortile o nella cappella dell’Istituto Salesiano, prenditi un momento di silenzio.
Guarda lo spazio intorno a te: i segni dell’impegno, del gioco, della preghiera.
Poi, su un foglietto, scrivi una parola che rappresenti ciò che vuoi far crescere nel tuo cuore (gioia, fiducia, coraggio, responsabilità, amore…).
Deponi il foglietto ai piedi della statua di don Bosco o davanti all’altare, come promessa personale di impegno e speranza.
Educare comincia sempre da sé: dal credere che il proprio cuore può diventare casa per gli altri.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
Durante il Giubileo della Speranza lancia una esperienza per tutti i giovani e le loro comunità di riferimento: Tracce di Speranza.
E' la prima Diocesi a investire nel progetto nato da Agesci Branca R/S e propone l'esperienza lanciandola durante la Giornata mondiale dei poveri del 16 novembre 2025.