La Casa di pronta accoglienza di Fasano è una casa viva, dove la fraternità si fa concreta.
Gestita dalla Zona pastorale insieme all’Associazione Papa Giovanni XXIII, accoglie chi vive situazioni di emergenza abitativa, chi ha perso tutto, chi deve ricominciare da zero.
Qui non si offre solo un letto o un pasto caldo: si offre una comunità.
Ogni giorno, chi arriva trova qualcuno disposto ad ascoltare, condividere, accogliere.
Nelle relazioni quotidiane, nella condivisione dei gesti semplici, nasce un cammino di riprogettazione della vita, fondato sulla fiducia e sulla reciprocità.
È una casa che non divide tra chi aiuta e chi è aiutato, ma costruisce una fraternità orizzontale, dove ciascuno - ospite, operatore, volontario - diventa parte di un’unica famiglia. Qui il Vangelo si vive attorno a un tavolo, in un saluto, in un gesto di cura: segni piccoli ma potenti di una speranza che riparte dalla comunione.
Dagli Atti degli Apostoli (Atti 2, 42-47)
42Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. 43Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.
dall'esortazione apostolica del Santo Padre LEONE XIV, Dilexi te, n. 101
L’amore autentico è sempre contemplativo, ci permette di servire l’altro non per necessità o vanità, ma perché è bello, al di là delle apparenze. […] Solo a partire da questa vicinanza reale e cordiale possiamo accompagnarli adeguatamente nel loro cammino di liberazione». Per questa ragione, rivolgo un sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno scelto di vivere tra i poveri: a coloro, cioè, che non vanno a fare loro una visita ogni tanto, ma che vivono con loro e come loro. Questa è un’opzione che deve trovare posto tra le forme più alte di vita evangelica.
La prima comunità cristiana non era perfetta, ma fraterna: nessuno era lasciato solo, perché ognuno era parte di un unico corpo.
Nella Casa di pronta accoglienza di Fasano quella stessa esperienza si rinnova: condividere, pregare, vivere insieme, non per obbligo ma per amore.
È un luogo dove la fede si misura nella qualità dei legami, dove la fraternità diventa la prima forma di giustizia.
Cosa significa per te oggi vivere la fraternità? E quali muri dentro o fuori di te impediscono ancora di costruirla?
Vivi un momento di fraternità nella Casa di pronta accoglienza. Aiutando nella preparazione o nella condivisione di un pasto comune, siediti alla stessa tavola con chi abita la casa.
Durante il pranzo o la cena, raccogli nel cuore una parola o un gesto che ti ha colpito — un sorriso, un racconto, un silenzio condiviso.
Al termine, scrivi quella parola su un cartoncino e appendila su una parete comune: diventerà parte di un “muro di fraternità”, costruito da piccoli segni di comunione.
La fraternità nasce solo quando si sceglie di condividere la vita, non solo lo spazio.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
Durante il Giubileo della Speranza lancia una esperienza per tutti i giovani e le loro comunità di riferimento: Tracce di Speranza.
E' la prima Diocesi a investire nel progetto nato da Agesci Branca R/S e propone l'esperienza lanciandola durante la Giornata mondiale dei poveri del 16 novembre 2025.