La RSA “don Angelo Sabatelli” di Fasano è una casa dove il tempo non si ferma, ma si fa memoria. Ogni stanza custodisce una storia, ogni volto racconta un pezzo di mondo. Qui l’età non è una soglia di esclusione, ma una terra feconda di ricordi, saggezza e affetti.
Gli operatori, i volontari e la comunità locale si prendono cura degli anziani con rispetto e tenerezza, restituendo loro ciò che la società spesso dimentica: la dignità dell’ascolto e la bellezza della presenza.
In questa casa, la lentezza non è un difetto, ma un ritmo diverso: quello della cura, della memoria, della gratitudine.
La RSA diventa così un luogo di alleanza tra generazioni, dove i più giovani imparano che il futuro cresce solo se affonda nelle radici.
E dove la comunità scopre che custodire gli anziani è custodire se stessa.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 25-38)
25Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
29"Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli:
32luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele".
33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35- e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori".
36C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
dall'esortazione apostolica del Santo Padre LEONE XIV, Dilexi te, n. 11
All’impegno concreto per i poveri occorre anche associare una trasformazione di mentalità che possa incidere a livello culturale. Infatti, l’illusione di una felicità che deriva da una vita agiata spinge molte persone verso una visione dell’esistenza imperniata sull’accumulo della ricchezza e sul successo sociale a tutti i costi, da conseguire anche a scapito degli altri e profittando di ideali sociali e sistemi politico-economici ingiusti, che favoriscono i più forti. Così, in un mondo dove sempre più numerosi sono i poveri, paradossalmente vediamo anche crescere alcune élite di ricchi, che vivono nella bolla di condizioni molto confortevoli e lussuose, quasi in un altro mondo rispetto alla gente comune. Ciò significa che ancora persiste – a volte ben mascherata – una cultura che scarta gli altri senza neanche accorgersene e tollera con indifferenza che milioni di persone muoiano di fame o sopravvivano in condizioni indegne dell’essere umano. Qualche anno fa, la foto di un bambino riverso senza vita su una spiaggia del Mediterraneo provocò grande sconcerto; purtroppo, a parte una qualche momentanea emozione, fatti simili stanno diventando sempre più irrilevanti come notizie marginali.
Nel tempio, Simeone e Anna rappresentano la sapienza del tempo, quella che sa riconoscere la salvezza anche nei gesti più semplici. Le loro mani tremanti tengono tra le braccia il futuro del mondo: Gesù bambino. È l’immagine della fede che custodisce, benedice e consegna.
Nella RSA don Angelo Sabatelli, accade la stessa cosa: chi è anziano continua a generare vita, non con le forze ma con la memoria, la preghiera, la dolcezza.
La comunità che li accoglie non compie un’opera di pietà, ma un atto di giustizia: onorare le radici perché il futuro abbia senso.
Chi sono oggi i “Simeone e Anna” della tua vita - e come puoi accogliere la loro benedizione prima che il tempo passi oltre?
Prima di programmare qualsiasi visita, è indispensabile contattare la direzione della RSA “don Angelo Sabatelli” (+39 080 439 1839) per chiedere autorizzazione e disponibilità (deve chiamare un maggiorenne): ogni incontro con gli ospiti va concordato nel rispetto dei tempi, delle condizioni di salute e delle esigenze della struttura.
Una volta ottenuto il permesso, vivi un pomeriggio di compagnia con gli anziani. Non serve portare nulla: solo tempo, ascolto e presenza.
Passate insieme qualche ora, con semplicità:
- ascoltate le loro storie, le memorie della giovinezza, del lavoro, della guerra, della famiglia;
- condividete un gioco, un canto, una merenda, un gesto che riporti leggerezza e calore;
- raccogliete una frase o un pensiero da ciascuno, una parola che consegni qualcosa ai giovani di oggi.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
Durante il Giubileo della Speranza lancia una esperienza per tutti i giovani e le loro comunità di riferimento: Tracce di Speranza.
E' la prima Diocesi a investire nel progetto nato da Agesci Branca R/S e propone l'esperienza lanciandola durante la Giornata mondiale dei poveri del 16 novembre 2025.