Piazza Vittorio Emanuele II, che tutti a Monopoli chiamano semplicemente il Borgo, è il grande salotto della città: un luogo ampio, circondato da alberi e caffè, dove le famiglie passeggiano, i bambini giocano e la comunità si ritrova nelle feste e negli incontri quotidiani.
Ma il Borgo non è solo spazio di vita sociale. Le sue panchine, ogni giorno, ospitano anche chi non ha nulla: poveri, migranti, persone segnate dall’emarginazione che trovano qui un punto d’appoggio, un tempo di respiro, un frammento di dignità.
È in questo intreccio di bellezza e fragilità che il Borgo rivela il suo volto più vero: piazza di tutti, specchio di una città che vive insieme la festa e la fatica, chiamata a riconoscere nei più poveri non presenze scomode, ma fratelli che rendono la comunità più umana.
Dal Vangelo di Matteo (25,31-40)
31Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi". 37Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?". 40E il re risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".
dal messaggio del Santo Padre Leone XIV per la IX Giornata Mondiale dei Poveri
I poveri non sono oggetti della nostra pastorale, ma soggetti creativi che provocano a trovare sempre nuove forme per vivere oggi il Vangelo. Di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte può accadere che siamo noi stessi ad avere meno, a perdere ciò che un tempo ci pareva sicuro: un’abitazione, il cibo adeguato per la giornata, l’accesso alle cure, un buon livello di istruzione e di informazione, la libertà religiosa e di espressione. (n.6)
Nel Borgo di Monopoli si incontrano ogni giorno volti diversi, dai passanti distratti a chi vive sulla strada o arriva da lontano. Papa Leone XIV ci ricorda che i poveri non sono oggetti da assistere, ma soggetti che ci provocano a trovare nuove forme per vivere il Vangelo (n.6).
Che cosa impari tu, oggi, guardando i poveri e i migranti che abitano la tua piazza? In che modo la loro presenza può cambiare il tuo sguardo sulla città e sulla tua vita?
Conosci la storia di un migrante? Prova a leggere qualche storia. Ci sono volti e storie che sono maestri per noi.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
Durante il Giubileo della Speranza lancia una esperienza per tutti i giovani e le loro comunità di riferimento: Tracce di Speranza.
E' la prima Diocesi a investire nel progetto nato da Agesci Branca R/S e propone l'esperienza lanciandola durante la Giornata mondiale dei poveri del 16 novembre 2025.