La stazione ferroviaria di Monopoli, luogo di passaggio per pendolari e viaggiatori, custodisce da sempre due anime: quella dei treni che scorrono rapidi e quella, più nascosta, delle persone che restano.
Un tempo la sala d’aspetto, aperta anche di notte, era riparo provvisorio per gli amici senza fissa dimora. Lì trovavano un minimo di calore e protezione, una tregua dal vento e dalla solitudine. Da anni, però, quelle porte si chiudono al tramonto: e così la stazione ha perso una parte del suo volto più fragile. La notte, chi non ha casa deve cercare altrove un angolo per difendersi dal freddo o dalla pioggia.
Di giorno, invece, i marciapiedi e i totem delle biglietterie automatiche diventano spazio di sopravvivenza. Molti amici senza fissa dimora passano le ore offrendo ai viaggiatori di acquistare per loro i biglietti, in cambio di qualche spicciolo. È un gesto piccolo, quasi impercettibile: un modo per non chiedere soltanto, ma per restituire un servizio, anche minimo, dentro la dignità di un lavoro improvvisato.
La stazione, così, continua a essere luogo di attesa. Non più rifugio, ma scenario di incontri silenziosi, di sguardi che si incrociano e spesso si distolgono in fretta. Eppure, proprio lì, tra un treno in partenza e una richiesta sussurrata, si rivela il volto più vero della città: quello che ci chiede di non restare indifferenti, di fermarci un istante, di riconoscere nell’altro non un problema, ma un fratello.
Dal Vangelo di Luca (Lc 4, 14-21)
14Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. 16Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
18 Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
19 a proclamare l'anno di grazia del Signore.
20Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21Allora cominciò a dire loro: "Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato".
dal messaggio del Santo Padre Leone XIV per la IX Giornata Mondiale dei Poveri
Il povero può diventare testimone di una speranza forte e affidabile, proprio perché professata in una condizione di vita precaria, fatta di privazioni, fragilità ed emarginazione. Egli non conta sulle sicurezze del potere e dell’avere; al contrario, le subisce e spesso ne è vittima. La sua speranza può riposare solo altrove. (n.2)
Se la stazione della nostra città è luogo di attesa e di vita ferita, se Gesù stesso si è detto inviato “a portare ai poveri il lieto annuncio” (Lc 4,18) e se — come ricorda Papa Leone XIV — «il povero può diventare testimone di una speranza forte e affidabile, proprio perché professata in una condizione di vita precaria», quali segni di speranza siamo capaci di riconoscere nei poveri che incontriamo? E come la loro presenza può cambiare il nostro modo di vivere la città e il Vangelo?
Prova a fare amicizia con chi non ha nulla: giorno dopo giorno, fatti trovare, ogni giorno una parola in più, ogni giorno un racconto in più. Non sei solo, hai tanti compagni di strada che hanno scelto di stare dalla parte degli ultimi.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
Durante il Giubileo della Speranza lancia una esperienza per tutti i giovani e le loro comunità di riferimento: Tracce di Speranza.
E' la prima Diocesi a investire nel progetto nato da Agesci Branca R/S e propone l'esperienza lanciandola durante la Giornata mondiale dei poveri del 16 novembre 2025.