Immersa nella campagna di Noci, Casa Gabrieli è una comunità residenziale per adulti con disabilità intellettiva o disagio psichico.
Non è solo un luogo di assistenza, ma una casa nel senso più vero: uno spazio di relazioni, di crescita e di scoperta di sé.
Qui si vive l’educazione quotidiana del “fare insieme” e soprattutto dell’“essere con”.
Nel ritmo della vita comunitaria — cucinare, curare l’orto, accudire animali, condividere la tavola — ogni persona impara che la propria fragilità può diventare luogo di incontro, valore e bellezza.
Casa Gabrieli è una famiglia che fa rifiorire la dignità di chi si era sentito escluso, e diventa un segno concreto di inclusione: un laboratorio di umanità dove nessuno resta ai margini, e dove anche il limite diventa opportunità di relazione.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 2, 1-12 )
1 Entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa 2e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
3Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. 4Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. 5Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: "Figlio, ti sono perdonati i peccati".
6Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: 7"Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?". 8E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate queste cose nel vostro cuore? 9Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Àlzati, prendi la tua barella e cammina"? 10Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, 11dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va' a casa tua". 12Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!".
dall'esortazione apostolica del Santo Padre LEONE XIV, Dilexi te, n. 100
L’esperienza della povertà dà loro la capacità di riconoscere aspetti della realtà che altri non riescono a vedere, e per questo la società ha bisogno di ascoltarli. Lo stesso vale per la Chiesa, che deve valutare positivamente il loro modo “popolare” di vivere la fede. Un bel testo del Documento finale di Aparecida ci aiuta a riflettere su questo punto per trovare l’atteggiamento giusto: «Solo la vicinanza che ci rende amici ci permette di apprezzare profondamente i valori dei poveri di oggi, i loro legittimi desideri e il loro modo di vivere la fede. [...] Giorno dopo giorno, i poveri diventano soggetti di evangelizzazione e di promozione umana integrale: educano i figli alla fede, vivono una costante solidarietà tra parenti e vicini, cercano costantemente Dio e danno vita al pellegrinaggio della Chiesa. Alla luce del Vangelo ne riconosciamo l’immensa dignità e il valore sacro agli occhi di Cristo, povero come loro ed escluso tra loro. Da questa esperienza di fedeltà, condivideremo con loro la difesa dei loro diritti».
Il paralitico di Cafarnao non arriva da solo: qualcuno lo porta, lo sostiene, gli apre un varco nel tetto per incontrare Gesù.
Casa Gabrieli vive questa stessa logica di inclusione: non si lascia nessuno a terra, ma si costruiscono insieme le condizioni perché ciascuno possa “rialzarsi” e camminare.
È una comunità che apre tetti, non che chiude porte — e che insegna che il miracolo accade sempre insieme, quando la fragilità diventa forza condivisa.
Nessuno si salva da solo: qualcuno ci ha portati, sostenuti, incoraggiati.
Chi hai aiutato ad “alzarsi” nel cammino della tua vita? E chi oggi attende di essere accompagnato da te verso un nuovo inizio?
Nel cortile o nel giardino di Casa Gabrieli, raccogli una piccola zolla di terra o una foglia.
Tienila tra le mani e pensa a qualcuno che fatica a trovare il proprio posto.
Poi depone la zolla ai piedi di una pianta o di un albero del luogo, come segno del desiderio di coltivare spazi dove tutti possano fiorire.
Il gesto ci ricorda che l’inclusione non cresce per caso: ha bisogno di radici, di cura e di tempo.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
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