Ai piedi del Santuario della Madonna della Croce, sorge una casa che custodisce nel suo nome e nella sua missione la promessa dell’accoglienza.
Qui trovano rifugio persone in emergenza abitativa, famiglie che attraversano momenti di smarrimento o solitudine, uomini e donne che hanno bisogno di tempo per rimettere ordine nella propria vita.
Non è una casa di passaggio, ma una casa che riparte, che ascolta e accompagna.
Ogni stanza diventa spazio di rinascita, ogni incontro un passo verso un nuovo inizio.
Nella quotidianità semplice — un pasto condiviso, un letto rifatto, una porta aperta — prende forma una fede domestica, dove il Vangelo abita i gesti piccoli e concreti.
La Casa della Madonna della Croce è un segno silenzioso ma potente di una Chiesa che sa diventare dimora per chi non ha casa, e che aiuta ciascuno a ritrovare la propria strada.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19, 1-10)
1 Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: "È entrato in casa di un peccatore!". 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto". 9Gesù gli rispose: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto".
dall'esortazione apostolica del Santo Padre LEONE XIV, Dilexi te, n. 14
I poveri non ci sono per caso o per un cieco e amaro destino. Tanto meno la povertà, per la maggior parte di costoro, è una scelta. Eppure, c’è ancora qualcuno che osa affermarlo, mostrando cecità e crudeltà. Ovviamente, tra i poveri c’è pure chi non vuole lavorare, magari perché i suoi antenati, che hanno lavorato tutta la vita, sono morti poveri. Ma ce ne sono tanti – uomini e donne – che comunque lavorano dalla mattina alla sera, forse raccogliendo cartoni o facendo altre attività del genere, pur sapendo che questo sforzo servirà solo a sopravvivere e mai a migliorare veramente la loro vita. Non possiamo dire che la maggior parte dei poveri lo sono perché non hanno acquistato dei “meriti”, secondo quella falsa visione della meritocrazia dove sembra che abbiano meriti solo quelli che hanno avuto successo nella vita.
Gesù entra nella casa di Zaccheo e la trasforma: da luogo di isolamento e colpa, diventa spazio di conversione e gioia.
Così anche la Casa della Madonna della Croce accoglie chi ha perso direzione e restituisce possibilità.
Ogni persona ritrova dignità, relazioni, senso: la “salvezza” torna a casa, non come miracolo improvviso ma come cammino quotidiano, condiviso.
Essere casa, nel Vangelo, significa creare legami che generano vita nuova.
Gesù sceglie di fermarsi proprio nella casa di Zaccheo, quella che tutti giudicavano inadeguata.
Quali “case” della tua vita — luoghi, relazioni, spazi interiori — hanno bisogno di essere riabitate dalla speranza?
Davanti o dentro la Casa Madonna della Croce, siediti per qualche istante vicino a una finestra o a una porta.
Pensa a chi nella tua vita ha bisogno di sentirsi accolto o ascoltato.
Scrivi su un piccolo foglietto una parola che esprima accoglienza (es. “entra”, “resta”, “ascolto”, “casa”) e lascialo su un davanzale o in una cesta comune.
Il gesto ci ricorda che ogni casa diventa davvero tale solo quando lascia entrare qualcuno.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
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