La Parrocchia del SS. Nome di Gesù a Noci ha scelto di vivere l’accoglienza non come gesto straordinario, ma come stile di Vangelo.
Accoglie e accompagna migranti provenienti da diversi Paesi, prendendosi cura dei bisogni concreti — casa, documenti, lingua, lavoro — ma anche dei cammini interiori, perché ciascuno possa sentirsi parte di una comunità.
Qui la carità diventa incontro reciproco: chi arriva trova una famiglia, chi accoglie scopre un volto nuovo di Dio.
Ogni relazione è una storia di fiducia che cresce passo dopo passo, intorno a un pasto, a una preghiera, a un sorriso condiviso.
La comunità vive così il Vangelo dell’ospitalità: accogliere, proteggere, promuovere e integrare, scoprendo che anche Dio, in Gesù bambino, ha conosciuto la strada dei migranti e il bisogno di rifugio.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2, 13-15; 19-23)
13Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo".
14Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato mio figlio.
19Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20e gli disse: "Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino". 21Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d'Israele. 22Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea 23e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: "Sarà chiamato Nazareno".
dall'esortazione apostolica del Santo Padre LEONE XIV, Dilexi te, n. 75
La tradizione dell’attività della Chiesa per e con i migranti continua e oggi questo servizio si esprime in iniziative come i centri di accoglienza per i rifugiati, le missioni di frontiera, gli sforzi di Caritas Internationalis e di altre istituzioni. Il Magistero contemporaneo ribadisce chiaramente questo impegno. Papa Francesco ha ricordato che la missione della Chiesa verso i migranti e i rifugiati è ancora più ampia, insistendo sul fatto che «la risposta alla sfida posta dalle migrazioni contemporanee si può riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ma questi verbi non valgono solo per i migranti e i rifugiati. Essi esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati». E diceva anche: «Ogni essere umano è figlio di Dio! In lui è impressa l’immagine di Cristo! Si tratta, allora, di vedere noi per primi e di aiutare gli altri a vedere nel migrante e nel rifugiato non solo un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un Paese più solidale, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo». La Chiesa, come una madre, cammina con coloro che camminano. Dove il mondo vede minacce, lei vede figli; dove si costruiscono muri, lei costruisce ponti. Sa che il suo annuncio del Vangelo è credibile solo quando si traduce in gesti di vicinanza e accoglienza. E sa che in ogni migrante respinto è Cristo stesso che bussa alle porte della comunità.
Gesù, ancora bambino, conosce la paura e la precarietà di chi deve fuggire. Maria e Giuseppe vivono l’esperienza di ogni famiglia migrante: partire nella notte, cercare rifugio, essere accolti in terra straniera. Questo Vangelo illumina la scelta della Parrocchia del SS. Nome di Gesù, che accoglie chi oggi rivive quella stessa storia.
L’ospitalità diventa allora segno di fede: riconoscere in chi arriva il volto del Dio che ha voluto abitare la fragilità del mondo.
Gesù è stato migrante: ha conosciuto la paura, la fuga, l’attesa di una casa sicura.
Che cosa cambia nel tuo sguardo se pensi che ogni migrante porta con sé un frammento della storia di Gesù?
Davanti alla Parrocchia del SS. Nome di Gesù, fermati e osserva la porta d’ingresso. Pensa a tutte le volte in cui qualcuno ha bussato alla tua vita chiedendo accoglienza o ascolto. Poi entra e accendi una piccola candela, come segno di luce per chi è in viaggio o lontano da casa.
Il gesto ci ricorda che l’accoglienza è la forma più concreta della fede.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
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