A Polignano, il Centro d’Ascolto Caritas è un luogo dove ogni giorno le storie trovano spazio.
Chi entra non viene giudicato né misurato, ma accolto da uno sguardo attento e da un tempo offerto con gratuità.
Qui l’ascolto non è solo un servizio, ma una forma di amore concreto: accogliere, accompagnare, orientare e prendersi cura.
Ogni incontro diventa un cammino condiviso — fatto di domande, fiducia, piccoli passi — dove chi ascolta e chi è ascoltato si aiutano a ritrovare luce e direzione. Lo stile Caritas è tutto qui: non fare per, ma essere con.
Perché l’ascolto vero non cambia solo chi parla, ma anche chi sceglie di fermarsi e restare.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10, 46-52)
46E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!". 48Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!". 49Gesù si fermò e disse: "Chiamatelo!". Chiamarono il cieco, dicendogli: "Coraggio! Àlzati, ti chiama!". 50Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51Allora Gesù gli disse: "Che cosa vuoi che io faccia per te?". E il cieco gli rispose: "Rabbunì, che io veda di nuovo!". 52E Gesù gli disse: "Va', la tua fede ti ha salvato". E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
dall'esortazione apostolica del Santo Padre LEONE XIV, Dilexi te, n. 101
Tutto ciò comporta la presenza di un aspetto nell’opzione per i poveri che dobbiamo ricordare costantemente: quest’opzione esige, infatti, da noi «un’attenzione rivolta all’altro […]. Questa attenzione d’amore è l’inizio di una vera preoccupazione per la sua persona e a partire da essa desidero cercare effettivamente il suo bene. Questo implica apprezzare il povero nella sua bontà propria, col suo modo di essere, con la sua cultura, con il suo modo di vivere la fede. L’amore autentico è sempre contemplativo, ci permette di servire l’altro non per necessità o vanità, ma perché è bello, al di là delle apparenze. […] Solo a partire da questa vicinanza reale e cordiale possiamo accompagnarli adeguatamente nel loro cammino di liberazione». Per questa ragione, rivolgo un sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno scelto di vivere tra i poveri: a coloro, cioè, che non vanno a fare loro una visita ogni tanto, ma che vivono con loro e come loro. Questa è un’opzione che deve trovare posto tra le forme più alte di vita evangelica.
Gesù non passa oltre: si ferma e ascolta. Prima di guarire, domanda: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. È la stessa logica che anima il Centro d’Ascolto Caritas: non dare risposte preconfezionate, ma fermarsi, ascoltare il grido, lasciare che la persona dica la sua verità. L’ascolto apre gli occhi, proprio come per Bartimeo: entrambi vedono di nuovo — chi parla e chi ascolta.
Gesù si ferma davanti al grido di Bartimeo e lo ascolta.
Chi oggi ti sta gridando accanto, e tu fai finta di non sentire?
Siediti dove di solito si accoglie una persona. Davanti a te c'è Gesù, che ti guarda e ti chiede: “Che cosa vuoi che io faccia per te?” Rimani qualche istante in silenzio, poi scrivi su un foglietto la tua risposta, con sincerità. Lasciala in una cesta o portala con te.
Poi, cambia posto: siediti dall’altra parte, come se ora fossi tu ad ascoltare. Pensa a chi potresti chiedere, con la stessa dolcezza: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”
Ascoltare è entrare in relazione: prima lasciandosi raggiungere, poi scegliendo di raggiungere l’altro.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
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