La Comunità San Filippo Neri nasce nel 1989 dall’iniziativa dell’Associazione Famiglie San Filippo Neri, come risposta concreta di don Rosario Pacillo e della sua comunità parrocchiale ai giovani segnati dalle dipendenze.
Dagli ambienti parrocchiali iniziali, la comunità ha trovato nel 1993 una sede stabile, divenuta luogo di accoglienza, ascolto e rinascita.
Nel tempo ha sviluppato un percorso educativo e terapeutico – il programma “Albatros” – che accompagna chi vi entra verso una libertà possibile: non solo dall’uso di sostanze, ma dalle paure, dai legami feriti, dalla perdita di fiducia in sé.
Qui la guarigione è un cammino quotidiano fatto di relazioni, lavoro, spiritualità e responsabilità condivisa.
Operatori e volontari camminano insieme ai residenti, testimoniando che uscire dalla dipendenza è possibile e che la vera maturità è la libertà di amare.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 5, 1-9)
1Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, 3sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
5Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato.
6Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: "Vuoi guarire?".
7Gli rispose il malato: "Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me".
8Gesù gli disse: "Àlzati, prendi la tua barella e cammina".
9E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
dall'esortazione apostolica del Santo Padre LEONE XIV, Dilexi te, n. 52
Oggi, questa eredità continua negli ospedali cattolici, nei luoghi di cura aperti in regioni remote, nelle missioni sanitarie operanti nelle foreste, nei centri di accoglienza per tossicodipendenti e negli ospedali da campo in zone di guerra. La presenza cristiana vicino ai malati rivela che la salvezza non è un’idea astratta, ma azione concreta. Nell’atto di curare una ferita, la Chiesa annuncia che il Regno di Dio inizia tra i più vulnerabili. E così facendo, rimane fedele a Colui che ha detto: «Ero […] malato e mi avete visitato» (Mt 25,35.36). Quando la Chiesa si inginocchia accanto a un lebbroso, a un bambino denutrito o a un morente anonimo, realizza la sua vocazione più profonda: amare il Signore là dove Egli è più sfigurato.
Gesù non guarisce solo il corpo: ridona la possibilità di camminare. La sua domanda – “Vuoi guarire?” – è un invito a desiderare la vita e a fidarsi ancora. La Comunità San Filippo Neri vive questa stessa logica del Vangelo: aiuta chi è caduto a rialzarsi, chi è bloccato dalla paura a riprendere il cammino. La guarigione non è un miracolo improvviso, ma una scelta condivisa di rinascita
Quali paure o dipendenze oggi ti tengono fermo, e chi ti accompagna a rialzarti?
Prima di ogni visita o attività, è indispensabile contattare la Comunità San Filippo Neri e chiedere l’autorizzazione alla direzione o agli operatori responsabili. L’incontro con gli ospiti deve essere concordato, nel rispetto dei loro percorsi personali e dei tempi comunitari.
Una volta ricevuto il permesso, siediti nel salone o nel cortile della Comunità, accanto a un ospite o a un operatore.
Rimani in ascolto, con discrezione e silenzio.
Lascia che chi hai davanti ti racconti la storia di un cammino — come è iniziato, quali cadute, quale rinascita.
Non servono domande, solo presenza e attenzione.
Dopo l’ascolto, scrivi su un piccolo cartoncino una parola che racchiuda ciò che ti ha colpito (ad esempio: fiducia, tempo, fatica, libertà, perdono, rinascita…) e consegnala alla persona che hai ascoltato, come segno di restituzione e gratitudine.
La guarigione non è mai teoria, ma relazione: un incontro che cambia chi parla e chi ascolta.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
Durante il Giubileo della Speranza lancia una esperienza per tutti i giovani e le loro comunità di riferimento: Tracce di Speranza.
E' la prima Diocesi a investire nel progetto nato da Agesci Branca R/S e propone l'esperienza lanciandola durante la Giornata mondiale dei poveri del 16 novembre 2025.