Il Campo Don Bosco di Rutigliano non è solo un luogo dello scautismo, ma una casa aperta a tutti.
Qui trovano spazio bambini e ragazzi, coccinelle e lupetti, guide ed esploratori, capi scout e volontari, famiglie ma anche chi non ha una casa o vive il peso della solitudine.
È un luogo dove si può fare una doccia calda, ritrovare compagnia, condividere tempo e dignità.
Più che un terreno o una base scout, è un pezzo di storia viva, radicato nella terra e nei cuori di generazioni di ragazzi, scout e non.
Voluto e sognato dal compianto don Vito Suglia, è stato per decenni scenario di incontri, campi e cammini formativi dello scautismo rutiglianese, poi zonale e regionale.
Qui si sono accese le prime tende, si sono intrecciati sogni di servizio e di fraternità, si è imparato il valore del fare strada insieme.
Ogni angolo porta ancora il segno di una spiritualità concreta, fatta di mani che costruiscono, di canti attorno al fuoco, di parole che diventano impegno.
Oggi il MASCI Rutigliano 1 custodisce questo luogo con dedizione e fatica: una piccola comunità che tiene viva una grande eredità.
Il campo, però, chiede ancora mani e cuore, per essere rinnovato, valorizzato, riportato al suo splendore originario.
Il Campo Don Bosco è il simbolo di ciò che lo scautismo sa fare meglio: trasformare uno spazio in una casa comune, un’eredità in servizio, un ricordo in speranza.
È un luogo dove la fede diventa educazione e l’educazione diventa speranza perché ogni campo, come ogni vita, ha bisogno di qualcuno che lo abiti, lo curi e lo sogni ancora.
Dal libro della Genesi (Genesi 18,1-8)
1 Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all`ingresso della tenda nell`ora più calda del giorno. 2 Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, 3 dicendo: "Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. 4 Si vada a prendere un pò di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l`albero. 5 Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo". Quelli dissero: "Fa' pure come hai detto". 6 Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: "Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce". 7 All`armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. 8 Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr`egli stava in piedi presso di loro sotto l`albero, quelli mangiarono.
dall'esortazione apostolica del Santo Padre LEONE XIV, Dilexi te, n. 6
Nella Chiesa dei poveri, non si tratta solo di umanità da servire, ma di un’esperienza di incontro con il Signore. I poveri non sono semplicemente oggetti della nostra pastorale, ma soggetti creativi che provocano a trovare sempre nuove forme per vivere oggi il Vangelo. Di fronte al susseguirsi di nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte possiamo essere noi stessi a perdere ciò che un tempo ci pareva sicuro: un’abitazione, il cibo per la giornata, l’accesso alle cure, l’istruzione, la libertà religiosa e di espressione.
Abramo, sotto le querce di Mamre, accoglie tre viandanti sconosciuti: li serve, li nutre, offre acqua e riparo. Nel gesto dell’ospitalità riconosce la presenza di Dio e riceve in dono la promessa di una vita nuova.
Il Campo Don Bosco è come quella tenda aperta: accoglie, permette di vivere il giorno, l'avventura, la strada. È un luogo dove l’incontro diventa speranza e la cura dell’altro diventa benedizione.
Come Abramo, chi entra al campo scopre che Dio abita nell’atto semplice di accogliere, educare, servire.
In quali luoghi della tua vita senti di essere chiamato ad “aprire la tenda”, ad accogliere e far rinascere speranza in chi arriva?
Prima dell'attività, è importante contattare il MASCI Rutigliano 1 (340 416 6842) per chiedere autorizzazione e disponibilità.
Una volta sul posto, dedica del tempo a preparare e sistemare uno spazio comune del campo: il MASCI ti saprà dire quale servizio è richiesto per il bene comune. Tagliare la legna, ripulire, ordinare, costruire, sostare.
Quando tutto è pronto, fermati un momento davanti alla cappella del campo. Immagina che chi arriverà qui possa trovare calore, cura, fiducia.
In silenzio, prega o rifletti: “Che questa casa resti sempre aperta per chi cerca ristoro e speranza.”
Ogni volta che accogli qualcuno, sotto la tua tenda passa il Signore.
Alla luce di quanto letto, vissuto, riflettuto, condiviso… inserite qui le parole che sintetizzano l’esperienza.
Durante il Giubileo della Speranza lancia una esperienza per tutti i giovani e le loro comunità di riferimento: Tracce di Speranza.
E' la prima Diocesi a investire nel progetto nato da Agesci Branca R/S e propone l'esperienza lanciandola durante la Giornata mondiale dei poveri del 16 novembre 2025.