Ai margini dell’abitato di Turi, nei pressi del cimitero comunale, si apre la Grotta di Sant’Oronzo, luogo che la tradizione riconosce come rifugio del santo durante le persecuzioni.
Non è un santuario solenne, ma una cavità di pietra, semplice e silenziosa, che nel tempo è diventata segno di fede popolare e di intimità con Dio.
Qui il riparo non è fuga dal mondo, ma spazio in cui il cuore si apre alla pace, al perdono, alla possibilità di ricominciare.
Negli ultimi anni, la Diocesi ha scelto di dare a questo luogo un significato più ampio: un simbolo di giustizia riparativa, uno stile che unisce chi ha sbagliato e chi ha subito un torto, perché entrambi trovino vie di incontro e di speranza.
Come la grotta fu per Sant’Oronzo un rifugio, così la Chiesa è chiamata a diventare riparo che guarisce, casa di misericordia per ogni ferita.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 1-11 )
1Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?". 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei". 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". 11Ed ella rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù disse: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più".
dall'esortazione apostolica del Santo Padre LEONE XIV, Dilexi te, n. 1
«Ti ho amato» (Ap 3,9), dice il Signore a una comunità cristiana che, a differenza di altre, non aveva alcuna rilevanza o risorsa ed era esposta alla violenza e al disprezzo: «Per quanto tu abbia poca forza […] li farò venire perché si prostrino ai tuoi piedi» (Ap 3,8-9). Questo testo richiama le parole del cantico di Maria: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52-53).
Il gesto di Gesù che difende la donna e la rialza mostra il volto più umano di Dio: quello che protegge invece di accusare, che accoglie invece di escludere. La Grotta di Sant’Oronzo diventa così simbolo di una Chiesa che offre riparo e dignità, anche a chi ha sbagliato, e che non smette di credere nella possibilità di ricominciare. Come Gesù nel tempio, anche noi siamo chiamati a custodire uno spazio interiore dove nessuno venga lapidato, ma tutti possano essere perdonati.
Gesù ha trasformato un momento di condanna in un’occasione di rinascita.
Sai essere riparo per chi è ferito o giudicato? E come puoi aiutare la tua comunità a diventare un luogo che accoglie invece di escludere?
Avvicinati alla Grotta di Sant’Oronzo e fermati in silenzio per qualche minuto.
Appoggia la mano su una delle pareti di roccia e lascia che quel contatto diventi una preghiera: chiedi a Dio di rendere il tuo cuore un riparo per chi è solo o ferito.
Il gesto ci ricorda che il riparo non è solo un luogo, ma una scelta quotidiana di accoglienza e misericordia.
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